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Quante volte togliendovi gli indumenti quotidiani di dosso vi sarete accorti di avere all’interno dell’ombelico della lana?!? Alcuni non ci fanno caso, semplicemente la prendono e la buttano via, pensando che si tratti semplicemente di accumuli di fibra della maglietta o maglia che si indossava fino a poco tempo prima, mentre altri ci fanno caso e si chiedono come sia possibile che si formi qualcosa di simile e si vada a depositare proprio nell’ombelico. Qual’è la risposta?

Innanzitutto, tale lana viene chiamata in vari modi: polvere, cotone a batuffoli, lanetta, lanugine… È importante sapere che sin dall’antichità questo fenomeno fu studiato da alcune popolazioni, ad esempio dai Sumeri e dagli Egizi: per i primi, questa lana era come una divinità, mentre per gli ultimi si trattava di un segno positivo in vista del raccolto.

Lo sapevate che esiste anche un record correlato alla lana nell’ombelico? Graham Barker, un uomo australiano, ha ben pensato di raccogliere questa lanugine per ben 20 anni, e… È finito anche nel Guinness World Record: iniziò precisamente il 17 gennaio 1984, e ne raccolse in media 3,03 mg al giorno!

Vi sono diverse ipotesi riguardo alla formazione di tale lana: la più gettonata, finora, è stata quella di Malligans, secondo cui i peli dell’addome, nel momento in cui sfregano con la maglietta, riescono ad intrappolare il cotone che viene prodotto da tale sfregamento. Ma se tale teoria fosse vera, perché le maglie non si logorano né si consumano?

Nel 2001, Karl Kruszelnicki, ricercatore dell’Università di Sydney, è riuscito in seguito ad alcune ricerche a scoprire che la lanugine che si forma raggruppa sia le fibre di vestiti, che peli e pelle morta. Dunque, è lecito pensare che con l’avanzare dell’età, la lana nell’ombelico degli uomini sarà sempre più presente, poiché gli anziani hanno dei peli addominali più ruvidi ed ispidi rispetto ai più giovani. In genere, il colore della lanugine è grigio.

Un’altra teoria è stata avanzata da Georg Steinhauser, un ricercatore dell’Università della Tecnologia di Vienna, secondo la quale i peli addominali guiderebbero le fibre dei vestiti nell’ombelico. Tale ipotesi è stata pubblicata persino dalla nota rivista scientifica Journal Medical Hypotheses, con il titolo “The nature of navel fluff”, ovvero appunto “La natura della lana ombelicale”.

Il ricercatore ha analizzato ben 503 batuffoli di lana, i quali erano proprio i suoi, ed anch’egli è giunto alla conclusione che ognuno di essi sia formato da cellule di pelle morte, peli e tessuti di indumento, ma vi ha trovato anche tracce di grasso umano. Secondo lui, inoltre, chi è privo di peli sul petto non sarebbe in grado di produrre questa lana!

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LETTERA DI UN BAMBINO PORTATORE DI HANDICAP ALLA SUA MAMMA

Cara Mamma,
lo so che non è stato facile… ma ti voglio raccontare una cosa, che forse non sai.
Ogni anima, prima di incarnarsi, sa già quale percorso deve compiere, così anch’io sapevo che sarei nato per vivere un certo tipo di esperienza. Lo sapevi?
Ci sono anime più e meno evolute, ma adesso non pensare quello che viene più logico… non è proprio così. La scelta di nascere e vivere un’esistenza, diciamo “difficile”, è una scelta dura e faticosa, ma anche una scelta d’amore che solo anime molto sensibili ed elevate possono possono permettersi di fare.
Non riesci a spiegartelo? Non è facile da capire, non tutto è semplice, ma credimi, non è la manifestazione fisica che conta… e tu sai che la mia è un’anima pura e bellissima: questo conta, questo lo hai capito subito dalla prima volta che mi hai preso tra le braccia… Del resto ognuno di noi si sceglie i genitori, ed io vi ho cercati e vi ho trovati, che bello!

Dovevo essere sicuro di essere accettato e amato completamente, dovevo trovare due persone così stupendamente… insomma voi due.
Spero ti faccia piacere sapere che stai svolgendo un compito superiore, che non è da tutti, che ti viene affidato dal cielo. Sai, alcune mamme, non tu lo so, vivono questa esperienza male, quasi come una punizione e non sanno che è un premio da un “essere” che ha tutta la capacità e l’amore per vivere un tipo di esperienza così delicata e a volte faticosa, ma che sa dare momenti così unici che non è possibile descrivere… però io e te li conosciamo, vero mamma? Non si possono spiegare con le parole, ma solo con le emozioni… e con le energie sottili che si scambiano.
Mamma, come vorrei che tu riuscissi a comunicarlo a tutte quelle persone che ignorano la danza delle nostre varie esistenze… ma per ora non importa, mi basta averlo comunicato a te, che in fondo lo sapevi già… ma volevo darti una conferma della tua intuizione. Noi tutti siamo esseri di luce, che ogni tanto scendono sulla terra ad imparare una “pagina” di lezione. Le nostre due luci sono così simili che si sono riconosciute, tu sei nata per aspettarmi ed io sono arrivato, tutto come era scritto: con una penna dall’inchiostro dorato.
Ti abbraccio, mamma, ti ringrazio e di essere come sei e di darmi tutto il tuo amore. Non preoccuparti mai, stai già facendo tutto, abbi solo fiducia quanta io ne ho in te e continuiamo la nostra danza, con la musica che gli Angeli hanno composto solo per noi.

Ti amo, mi ami… perché l’amore è la risposta ad ogni cosa.

il tuo bambino

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UNA RAGAZZA CHIESE AL VECCHIO SAGGIO DEL PAESE QUALE FOSSE LA COSA PIÙ FORT E

UN GIORNO UNA RAGAZZA CHIESE AL VECCHIO SAGGIO DEL PAESE QUALE FOSSE LA COSA PIÙ FORTE. ( LEGGETELA ATTENTAMENTE )

 Un giorno una ragazza chiese al vecchio saggio del paese quale fosse la cosa più forte.

Il saggio dopo qualche minuto gli rispose:
Le cose più forti al mondo sono nove:
“Il ferro è più forte, ma il fuoco lo fonde.
Il fuoco è forte, ma l’acqua lo spegne.
L’acqua è forte ma nelle nuvole evapora.
Le nuvole sono forti ma il vento le disperde.
Il vento è pure esso forte ma la montagna lo ferma.
La montagna è forte, ma l’uomo la conquista.
L’uomo è forte ma purtroppo la morte lo vince”.
“Allora è la morte la più forte!”
– lo interruppe la ragazza –
“No” – continuò il vecchio saggio –
“L’AMORE … sopravvive alla morte!”

 

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………una donna rinasce……

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

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Il padre nella psiche femminile

 

Focalizzando il discorso sul padre nella psicologia delle donne, va sottolineato che il padre svolge una funzione fondamentale nel riconoscimento dell’identità femminile.  Nei primi anni di vita la bambina deve inizialmente identificarsi con  la madre – è quasi ovvio. Successivamente in occasione della pubertà, la  ragazza deve identificarsi con la madre per la seconda volta, proprio  perché è il momento in cui la femmina comincia a differenziarsi dal  maschio. Una parte della femminilità viene ispirata dalla madre, però il padre esercita una funzione di riconoscimento della femminilità in modo importante perché è in grado di restituire alla ragazza una  parte che la madre non può darle, cioè quella valorizzazione di aspetti  non facilmente riconoscibili. Per esempio, se la femminilità può essere  trasmessa sotto forma di canoni estetici di base, ricavati dai messaggi  che la madre lancia alla ragazza, il padre invece valorizza quegli  atteggiamenti femminili, non legati a canoni estetici classici, ma ad  atteggiamenti che fanno parte di un fascino nascosto che la giovane  donna non sa di avere. In termini pratici, se la madre accompagna la  figlia dal parrucchiere il padre le riconosce di avere una particolare  predilezione per le professioni legate alla cura, propriamente  femminili; o ancora: se la madre sfoglia le riviste di moda con la  figlia, il padre riconosce che il modo di indossare una gonna le dona in  modo particolare.

“Si tratta di meta-messaggi impliciti che il padre trasmette alla figlia: valorizzaaspetti della personalità che la giovane donna scopre di avere grazie al padre, e che la madre  non le aveva fatto comprendere, non certo per mancata volontà, ma per un  fatto strutturale della relazione madre figlia e quindi padre figlia –  prosegue Pani – Ciò serve a forgiare la prima fiducia di base e successivamente l’autostima della donna in relazione sia a se stessa che agli altri”. Potremmo  dedurne che è grazie allo sguardo del padre che la donna si riconosce  come donna, diversa dall’uomo, ponendo come punto fermo il fatto che in  psicologia niente è così meccanicistico stile causa-effetto.

La  donna così comincia piano piano a costruire la propria identità e a  ‘comprendere’ il proprio posto nel mondo. Ma quando questo  riconoscimento della propria identità da parte del padre non avviene?

“Purtroppo  pochi padri riescono a trattare le figlie con la dovuta disinvoltura e  affetto – continua lo psicoanalista Pani – Spesso non abbracciano le  figlie perché il contatto li spaventa. Alcuni padri inoltre ritengono  che le cure verso i figli siano di pertinenza materna, come se loro non  dovessero avere voce in capitolo. Naturalmente si tratta di resistenze dovute anche a un fatto culturale di cui non si è sempre consapevoli.”

Se la ragazza si sente privata di una parte importante – quella rappresentata dallosguardo del padre – che può darle conferma sulla propria identità, è come se si sentisse impoverita di affetto.

Nella vita pratica questa mancata familiarizzazione con la figura del padre, anche in  senso fisico (nell’accezione più positiva del termine) mette la donna in  condizione non essere libera e spontanea nei confronti del sesso  maschile. Potrebbe non sentirsi sicura nei propri comportamenti, non  sapendo se in alcune situazioni è il caso di osare o di non esagerare.

Va da sé che le figlie che hanno avuto un padre sano, affettuoso e presente sono le più fortunate dal punto di vista dei rapporti con se stesse e  con l’altro sesso: ha costituito un buon caposaldo per l’identità della  donna, la quale saprà distinguere ciò che desidera in senso autonomo dal  bisogno urgente di ottenere delle cose, perché imposta dai diktat  sociali per esempio.

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in Ospedale…

Due uomini, entrambi molto malati,
occupavano la stessa stanza d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora
ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.
L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro
lavoro, e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva
sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte
le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore
nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte
le cose e dai colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini
facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore
e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli,
l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra
descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra,
morto pacificamente nel sonno.
L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese
se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che
stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito
per vedere il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto
a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il
muro. “Forse, voleva farle coraggio” disse.
Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto
della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi
che il denaro non può comprare oggi.
La vita è un DONO, è per questo motivo che si chiama PRESENTE!

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biscotti

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo, e comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla.
Accanto a lei c’era la sedia coi biscotti e dall’altro lato un uomo di colore che stava leggendo il giornale. Quando lei cominciò a prendere il primo biscotto, anche l’uomo ne prese uno. Lei si sentì indignata, ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra sé pensò: “ma tu guarda… Se solo avessi un po’ più di coraggio gli avrei già dato un pugno”. Così, ogni volta che lei prendeva un biscotto, l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui.
Continuarono finché non rimase un solo biscotto, e la donna pensò: “Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti”. L’uomo prese l’ultimo biscotto e lo divise a metà!
“Ah, questo è troppo!” pensò e cominciò a sbuffare indignata, si prese le sue cose, il libro, la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.
Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione ed evitare altri dispiaceri. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando…
Nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si sentiva ferita nell’orgoglio.

MORALE: Quante volte nella nostra vita mangeremo o avremo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo? Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di parlare male delle persone, GUARDA attentamente le cose, molto spesso non sono come sembrano!

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Il duro impegno

Secondo l’ Ocse il duro impegno, lo stare sui libri, lo studio serio vale molto di più del talento.
In Italia, invece, si è stupidamente convinto i giovani che vale di più il “dono naturale del genio”, il caso, il colpo di fortuna, le conoscenze che aiutano, la furbizia e la spintarella.
Peccato, perchè i risultati si vedono!
Povero Paese e poveri giovani: non sarà facile uscire da questo degrado.
Eppure conosco giovani preparatissimi, seri, colti che purtroppo vengono tenuti fuori da ruoli di reponsabilità.
Io credo che dobbiamo aprire a loro perchè solo così le cose cambieranno.

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UN LUNGO VIAGGIO

Ci vediamo in un lungo viaggio su tutto il continente. Viaggiamo in treno. Fuori del finestrino ammiriamo il passaggio a livello, bestiame al pascolo su una collina lontana, fumo che fuoriesce da una centrale termica, file su file di grano e di mais, pianure e valli, montagne e dolci colline, profili di città e ville nei paesini.
Ma dominante nella nostra mente è la destinazione finale. In un certo giorno a una certa ora entreremo nella stazione. Ci saranno bande musicali e sventolio di bandiere. Una volta arrivati lì, tanti sogni meravigliosi si avvereranno e i pezzi della nostra vita si completeranno a vicenda come un rompicapo portato a termine.
Con quale irrequietezza percorriamo i corridoi, maledicendo i minuti d’ozio, aspettando, aspettando, aspettando la stazione.
“Quando arriveremo in stazione, sarà fatta!” gridiamo. “Quando avrò diciotto anni.” “Quando mi comprerò una Mercedes Benz nuova!” “Quando l’ultimo figlio avrà terminato l’Università.” “Quando avrò finito di pagare il mutuo!” “Quando avrò la promozione.” “Quando raggiungerò la l’età della pensione, vivrò felice e contento!”.
Prima o poi dobbiamo renderci conto che non vi è nessuna stazione, nessun luogo a cui arrivare una volta per tutte. La vera gioia della vita è il viaggio. La stazione è soltanto un sogno. Ci distanzia sempre. “Assapora l’attimo fuggente.” Non sono i fardelli di oggi a fare impazzire gli uomini. Sono i rimpianti di ieri e le paure di domani. Rimpianti e paure sono ladri che ci derubano dell’oggi.
Allora smettete di percorrere i corridoi e di contare i chilometri. Invece scalate più montagne, mangiate più gelato, camminate più spesso a piedi nudi, nuotate in più fiumi, ammirate più tramonti, ridete di più, piangete di meno. La vita deve essere vissuta a mano a mano che si procede. La stazione arriverà fin troppo presto.”

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perché non leggiamo più ai nostri figli le favole?

Abbiamo perso una buona abitudine: non leggiamo più le favole ai bambini. Una ricerca pubblicata dalla Oxford University Press denuncia che quasi la metà dei genitori smette di leggere le favole per bambini quando i figli hanno 7 anni. E come sostituiscono la lettura? Con i cellulari, i tablet, la televisione. Gli studiosi inglesi sottolineano il fatto che si tratta di un errore e lanciano un appello ai genitori: continuate a leggere favole almeno per la durata di tutte le scuole elementari. “La lettura assistita in famiglia è ancora vitale”, avverte James Clement, ex preside di scuola elementare “Ed è un vero peccato che i genitori non comprendano come dieci minuti di lettura al giorno con i figli siano un potente aiuto alla loro educazione” .

Proprio un rapporto della London School of Education pubblicato nei giorni scorsi sostiene, per esempio, che i bambini accompagnati nella lettura con le favole siano più bravi dei loro coetanei inmatematica e in inglese. E abbiano migliori rapporti affettivi con la famiglia.

Raccogliendo le raccomandazioni inglesi, suggeriamo cinque consigli per favorire la lettura con i figli, a casa.

  • Scegliete un posto comodo per la lettura, per entrambi. E fate in modo che vostro figlio, mentre leggete, possa guardare il libro: seguirà meglio e avrà più interesse per il racconto;
  • Leggete con piacere, cambiando il ritmo, e scegliendo le pause giuste per essere accattivanti. Sono piccoli trucchi che però aiutano il bambino a immergersi nel filo narrativo della storia;
  • Rileggete un libro che piace a vostro figlio ogni volta che ve lo chiede. Pazienza se lo avete già letto altre volte: la lettura è un piacere, e va scoperto;
  • Non imponete i tempi: è una forzatura che potrebbere scoraggiare vostro figlio;
  • Abbiate un metodo. Cercate, per esempio, di leggere favole 10 minuti al giorno, dopo cena. Un rito classico e ancora molto efficace.

E buona lettura in felice compagnia!

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