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dormire meglio per non sprecare la salute

MANCANZA DI SONNO. Non dormire è innanzitutto uno spreco. Di tempo, di salute, di lucidità. Di vita, se volete. Ho tanti amici che non riescono a dormire. Stressati, con i pensieri che si accumulano e l’incubo di non riuscire a fare tutte le cose previste nel corso di faticose giornate di lavoro, impauriti dai problemi quotidiani che talvolta sono incubi. Dico a loro, come a tutti i lettori del sito, che non dormire è rischioso.

MANCANZA DI SONNO TACHICARDIA. I numeri sono drammatici, se tenete conto che nel mondo l’80 per cento della popolazione adulta accumula un deficit di sonno, cioè dorme meno di quanto serve. E come dimostrano sul piano scientifico anche recenti studi pubblicati su autorevoli riviste come Science e The Journal of Neuroscience, dormire meno del necessario può trascinarci nel baratro della tachicardia o peggio, delle malattie degenerative del cervello. Parliamo di Alzhemier e Parkinson, per esempio.

RIMEDI CONTRO L’INSONNIA. Che fare? Innanzitutto bisogna conoscere il numero di ore di sonno di cui ciascuno di noi, per età e anche per la tipologia del proprio organismo, ha bisogno.Poi bisogna avere disciplina e metodo nel sonno, e non considerarlo solo una banale e ordinaria abitudine.                                                                                                                                                                                                                                                                                     Il sonno è salute, è la prima medicina dell’uomo, da sempre. Terzo: cercate di non sprecare soldi con tranquillanti e sonniferi, e prendeteli solo se e quando ve lo dice un bravo medico. Infine, utilizzate tutte le armi giuste per creare le migliori condizioni per una buona dormita.                                Prima di andare a letto, ad esempio, godetevi la compagnia della vostra famiglia, le risate con gli amici, una gradevole conversazione. E spegnete la televisione, specie se manda in onda cose inutili da ascoltare, cioè un altro spreco di tempo, di salute e di intelligenza.

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Non ti arrendere mai

«Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia… Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi… e ricomincia».

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IL VENETO VIETA CATENE E CORDE PER GLI ANIMALI: «UNA LEGGE DI CIVILTÀ»

Mai più cani a corda o a catena nel Veneto: il primo sì alla proposta di legge che prevede questa innovazione si è avuto oggi con il via libera al ddl da parte della commissione Sanità del Consiglio regionale.

Il progetto era stato presentato da consigliere Leonardo Padrin (Fi). Unico voto in dissenso quello del consigliere Cristiano Corazzari (Lega), che si è astenuto. «Il codice penale – ha spiegato – punisce già il maltrattamento di animali. Inutile aggiungere una nuova norma regionale». Per il proponente, Padrin, invece, la nuova norma (due articoli) rappresenta «una legge di civiltà», destinata a superare vecchie mentalità e a creare una cultura di rispetto del benessere animale. Cani e animali di affezione non potranno più essere sottoposti a strumenti di costrizione, se non per specifiche e accertate esigenze di sicurezza o veterinarie, ma dovranno usufruire di appositi recinti di adeguate dimensioni.

In sede di approvazione definitiva in aula (relatore sarà lo stesso Padrin, controrelatore Corazzari) verranno spiegate in dettaglio le indicazioni per consentire la realizzazione di recinti da parte dei proprietari. I recinti potranno essere realizzati anche in deroga ai regolamenti urbanistici.

 

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A TUTTE LE MAMME…

Questo è per le madri che stanno alzate tutta
la notte tenendo in braccio i loro bambini
ammalati dicendo “è tutto a posto tesoro,
la mamma è qui con te”.
Per quelle che stanno per ore con i loro bambini
che piangono in braccio cercando di dare conforto.
Questo è per tutte le madri che vanno a
lavorare con il rigurgito nei capelli, macchie
di latte sulla camicia e pannolini nella loro
borsetta.
Per tutte le mamme che riempiono le macchine
di bimbi, fanno torte e biscotti e cuciono a
mano i costumi di carnevale.
E per tutte le madri che non fanno queste cose.
Questo è per le madri che danno la luce a
bambini che non vedranno mai.
E quelle madri che hanno dato una casa
a quei bambini.
Per le madri che hanno perso i loro bambini
durante quei preziosi 9 mesi e che non potranno mai
vederli crescere sulla terra ma un giorno
potranno ritrovare in Cielo!
Questo è per le madri che hanno collezioni
d’arte di valore inestimabile appesi in cucina.
Per le madri che si sono gelate al freddo alle
partite di calcio invece di guardare dal caldo
dalla macchina così quando il bimbo le chiede
“Mi hai visto, Mamma?” potranno dire “Certo!
Non me lo sarei perso per niente al mondo !”
pensandolo veramente.
Questo è per tutte le madri che danno una
sculacciata disperatamente ai loro bambini al
supermercato quando urlano facendo i capricci
per il gelato prima di cena.
E per tutte le mamme che invece contano fino a 10.
Questo è per tutte le mamme che si sono sedute
con i loro figli per spiegare come nascono i
bambini.
E per tutte le madri che avrebbero
tanto voluto farlo, ma non riescono a trovare le parole.
Questo è per tutte le mamme che fanno la fame
per dare da mangiare ai loro figli.
Per tutte le madri che leggono la stessa
favola due volte tutte le sere e poi lo
rileggono “ancora una volta”.
Questo è per tutte le madri che hanno
insegnato ai loro bambini di allacciarsi le
scarpe prima che iniziassero ad andare a
scuola.
E per tutte quelle che hanno invece
optato per il velcro.
Questo è per tutte le madri che hanno
insegnato ai loro figli maschi a cucinare e
alle figlie come si fa a ad aggiustare un
rubinetto che perde.
Questo è per tutte le madri che girano la
testa automaticamente quando sentono una
vocina chiamare “mamma!” in mezzo a una folla,
anche se sanno che i loro figli sono a casa –
o anche via all’università…
Questo è per tutte le mamme che mandano i loro
figli a scuola con il mal di pancia
assicurandoli che una volta a scuola staranno
meglio, per poi ricevere una chiamata
dall’infermeria della scuola chiedendo di
venirli a prendere. Subito.
Questa è per tutte le madri di quei ragazzi
che prendono la strada sbagliata e non trovano
il modo di comunicare con loro.
Questo è per tutte le matrigne che hanno
cresciuto i figli di altre madri donando a
loro tempo, attenzione e amore.. e che non
vengono apprezzate !
Per tutte le madri che si mordono le labbra
fino a farle sanguinare quando le loro
quattordicenni si tingono i capelli di verde.
Per le madri delle vittime delle sparatorie
nelle scuole, e per le madri di chi ha
sparato.
Per le mamme dei sopravvissuti, e le
madri che guardano con orrore la TV
abbracciando i loro figli che sono ritornati a
casa sani e salvi.
Questo è per tutte le mamme che hanno
insegnato ai loro figli di essere pacifisti ed
ora pregano per i loro di tornare a casa dalla
guerra sani e salvi.

Cos’è una brava Madre ? La pazienza?
La compassione? La determinazione?
La capacità di allattare, cucinare e ricucire
un bottone di una camicia nello stesso momento?
O è nel loro cuore ?
E’ il magone che senti quando vedi tuo
figlio o figlia scomparire giù per la strada
mentre va a scuola a piedi per la primissima
volta?
Lo scatto che ti porta dal sonno al
risveglio, dal letto alla culla alle 2 di
notte per appoggiare una mano sul tuo bambino
che dorme ?
Il panico che ti viene, anni dopo,
sempre alle 2 di notte quando non vedi
l’ora di sentire la chiave nella serratura e
sapere che è tornato a casa sano e salvo?
O sentire il bisogno di correre da dovunque tu
sia per abbracciare i tuoi figli quando senti
che c’è stato un incidente, un incendio o un
bimbo che è morto?
Le emozioni della maternità sono universali,
le stesse sono per le giovani madri che
barcollano fra i cambi di pannolini e mancanza
di sonno… e le madri più mature che imparano
a lasciarli andare.
Per le madri che lavorano e quelle che rimangono a casa.
Per le madri single e quelle sposate.
Madri con soldi, madri senza soldi.
Questo è per tutte voi.
Per tutte noi.
Tenete duro.
Alla fine possiamo fare solo del nostro meglio.
Dire a loro tutti i giorni che le amiamo.
“La mamma è quella che ti prende quando cadi, tanto
prima o poi cadono tutti”

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Come recuperare il dialogo: l’importanza di riappropiarsi del piacere della conversazione

Come recuperare il dialogo – Sepolta. La conversazione, il piacere dello stare e del trovarsi insieme (dal latino conversari), la ricerca leggera di un noi per uscire dal pesante autismo dell’io,è stata sommersa dall’onda lunga delle seduzioni tecnologiche, di strumenti sempre più integrati, dalla tv al computer, dal cellulare al tablet, che ci spingono al dialogo virtuale, a distanza di sicurezza cibernetica dai nostri interlocutori. O, peggio, ci impediscono di fatto, con la loro invadenza, di parlare e di coltivare la naturalezza del dialogo. Un vero spreco di relazioni, e dunque di rapporti umani.Il dialogo in famiglia. In famiglia, dove se tutto va bene il tempo medio durante il quale si sta insieme, spesso per caso, non supera i 45 minuti al giorno, viviamo circondati, in una sorta di resa incondizionata agli oggetti-killer della conversazione: la televisione accesa, in un assordante sottofondo, mentre si cena; il cellulare sempre attivo, anche poggiato sulla tavola come la pistola in un saloon, per non perdere il frammento del messaggio di whatsapp o di un sms; il computer, il tablet o l’iphone in fibrillazione perché la sterminata comunità del web, quella che più frequentiamo, non concede pause. Appena sei anni fa in Italia gli iscritti a Facebook erano 200mila, adesso siamo a quota 26 milioni.
Il dialogo su facebook. E proprio la creatura di Mark Zuckerberg, con le sue straordinarie potenzialità, a distanza di vent’anni dalla data di nascita (2004) ci ha consegnato tanti contatti ma anche tanta solitudine in un mondo di relazioni deboli, che hanno però la forza di schiacciare la conversazione. Parliamo di più, grazie alla Rete, e comunichiamo meno sotto il diluvio di parole elettroniche che così perdono senso, profondità e quindi reale utilità.

La resurrezione del dialogo. Eppure, ecco la novità, l’omicidio della conversazione inizia ad essere esaminato e giudicato dal tribunale dell’opinione pubblica. E sale un grido: resuscitiamola.In America il tema più di moda, nel dibattito pubblico, riguarda le contromisure individuali e collettive contro lo strapotere della tecnologia, e dei suoi alchimisti potenti e miliardari, abbinate alla riscoperta di vecchi, ma preziosi anticorpi, come appunto la conversazione. Sherry Turkle è diventata la vera star di questa discussione che passa attraverso talk show televisivi e radiofonici, che negli Stati Uniti non sono monopolizzati dalla baruffe della politica, inchieste sui magazine, conferenze nelle università. La Turkle è un tipico prodotto della migliore accademia americana, si è laureata ad Harvard, insegna Scienze sociali al Mit di Boston, e un suo libro molto critico sulla pervasività della tecnologia, Alone Together ( in italiano tradotto con il titolo Insieme ma soli) è diventato un long seller pubblicato in 38 paesi del mondo.

Sherry Turkle. Adesso la Turkle ha pronto il sequel, con il titolo Reclaiming Conservation(Restituiteci la conversazione), e intanto anticipa i contenuti del nuovo libro a colpi di interviste e di interventi nel circuito delle Ted conference. Con concetti come questo: «Non sono una nemica della tecnologia e non chiedo di abolire nulla di quanto abbiamo grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, ma torniamo a parlare con qualcuno, e non solo a qualcuno attraverso la Rete. Sapendo che il momento magico dello scambio, del dialogo, si accende magari dopo una prima fase di lentezza, di pause, e perfino di noia che poi all’improvviso si trasforma nel calore di un’autentica conversazione». Già, la lentezza dell’approccio che riscalda la conversazione e consente al pensiero di maturare: il contrario della velocità e della compulsione multitasking che alimentano il continuo, febbrile cicaleccio attraverso email, sms, social network, telefoni vari.

Se in America il ritorno alla conversazione dovrà comunque fare i conti con il frenetico metabolismo della civiltà anglosassone in perenne competizione, in Italia, una volta tanto, abbiamo un vantaggio: il conversari, il piacere dello stare insieme, è un codice genetico della nostra civiltà. E’un pezzo dell’identità culturale e sociale made in Italy. A partire dalle radici della filosofia di Seneca, che invocava la conversazione come uno strumento essenziale per uscire dall’isolamento e creare comunità, e da trattati come La civil conversatione di Stefano Guazzo e il Galateo di Giovanni della Casa. Guazzo, molto prima della professoressa Turkle, raccomandava di adattare il linguaggio al desiderio della relazione autentica, senza alzare alcuna barriera tra gli interlocutori, «siano essi giovani o vecchi, borghesi o nobili, colti o ignoranti, ecclesiastici o laici, uomini o donne». Ed è stata la conversazione nell’Italia moderna, innanzitutto quella del boom economico, a dare la cifra ai nostri rapporti di comunità, di popolo e di classi dirigenti, modellando perfino i riti dei luoghi più emblematici dello stare insieme come collettività. Il bar, la piazza, il circolo associativo.

Conversare con i ragazzi. Oggi, nella solitudine dei nostri guai, nell’affanno dell’incertezza che spinge all’isolamento le tribù dei ragazzi orfani di intimità e di sguardi negli occhi, abbiamo una carta in più da giocare: restituire alla conversazione la sua energia vitale, la sua forza di leva per costruire relazioni forti, non compromesse dall’affastellamento di pensieri deboli. Una leva per aiutarci a riconquistare leggerezza e ironia, tolleranza e conoscenza, cose vere che ci appartengono da secoli e, per quanto abbiamo potuto rimuoverle, adesso ci mancano tanto. Troppo, come la faccia degli italiani che non riescono più a sorridere.

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SOLO PER OGGI (di Papa Giovanni XXIII)

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.

Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così il silenzio e l’ascolto sono necessari alla vita dell’anima.

Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.

Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l’esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.

Solo per oggi non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell’Amore.

Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

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La vita è come un viaggio in treno.

La vita è come un viaggio in treno… Spesso si sale e si scende, ci sono incidenti,a qualche fermata ci sono delle sorprese piacevoli e a qualcun’altra profonda tristezza.
Quando nasciamo e saliamo sul treno, incontriamo persone, in cui crediamo, che ci accompagneranno durante buona parte del nostro viaggio i nostri genitori.
Capita spesso che altri scendano in una stazione prima di noi lasciandoci un grande vuoto in termini di amore e affetto, senza più la loro amicizia e compagnia. Ma altre persone salgono sul treno; e qualcuna sarà per noi molto importante, sono i nostri fratelli e sorelle, i nostri amici e tutte le persone meravigliose che amiamo, e qualcuna di queste persone che sale, considera il viaggio come una breve passeggiata. Altri trovano, invece, una grande tristezza nel loro viaggio. E poi ci sono altri ancora, sul treno, sempre presenti e sempre pronti ad aiutare coloro che ne hanno bisogno, qualcuno lascia,quando scende, una nostalgia perenne…
Ci sorprende che qualcuno dei passeggeri, a cui vogliamo più bene, si segga in un altro vagone e che in questo frangente ci faccia fare il viaggio da soli. Allora facciamo in modo di trovarlo spingendoci alla sua ricerca negli altri vagoni del treno. Purtroppo, qualche volta, non possiamo accomodarci al suo fianco,perché il posto vicino è già occupato.
Così è il viaggio: pieno di sfide, sogni, fantasie, speranze e addii… Cerchiamo di compiere il nostro viaggio nel miglior modo possibile.
Il grande mistero del viaggio è che non sappiamo quando scenderemo definitivamente, e tanto meno quando i nostri compagni di viaggio lo faranno;
neanche colei (o colui) che sta seduta/o proprio vicino a noi. Mettiamocela tutta per lasciare, quando scendiamo, un posto vuoto, che trasmetta nostalgia e bei ricordi in coloro che proseguono il loro viaggio.

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I pranzi di famiglia

I pranzi di famiglia si facevano di sabato…

La famiglia era grande, una ventina di persone, tutti i sabati insieme.
Non si spaventava mamma a dovere cucinare per tante persone, si alzava presto.
Dalle sette del mattino, a volte anche prima, dalla cucina si spandeva il profumo di cibi ben cucinati, preparati con buoni ingredienti ma sopratutto con tanto amore.
Il menù variava tutte le settimane, mamma aveva tanta fantasia ed un’arsenale di ricette alcune ereditate da sua madre, alcune di tradizione locale, altre create o rielaborate da lei.
Un patrimonio culturale che proverò a condividere, con le parole semplici e chiare che usava mamma per trasmettere a me tutto il suo sapere.

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che condiviso fra tutti anziché diminuire diviene più grande”
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Fallo ora

“Nessuno, vecchio o giovane, ha il domani assicurato. Oggi potrebbe essere l’ultima volta che vedi coloro che contano per te.
Per questo non aspettare, fallo ora , perchè se quel domani infine non arriva, rimpiangerai il giorno in cui non trovasti il tempo di un sorriso, un abbraccio, un bacio; troppo occupato per concedere alla vita la sua ultima grazia.
Tieni coloro che ami vicino al cuore, sussurragli all’orecchio che hai bisogno di loro, amali, trattali bene, e trova del tempo per dire “mi dispiace”, “scusami”, “ per favore”, “grazie” , voglio dire, tutte quelle parole d’amore che hai in grembo.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici quanto tieni a loro”.

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Buonanotte

Buonanotte a chi ha troppe cose a cui pensare.
O magari non sono poi così tante, ma ognuna di quelle poche sembra insormontabile.
Una serie di cambiamenti improvvisi che ci agitano.
La vita prosegue senza una direzione precisa.
Ci adeguiamo ogni giorno agli imprevisti e alle sicurezze.
Troviamo nuove strade e abbandoniamo le vecchie.
Ci inventiamo un altro percorso.
Affrontiamo disguidi e dossi, salite da affanno e discese rompicollo.
Annaspiamo in melme oleose, o ci innalziamo in volo in cieli limpidi e sereni.
Buonanotte all’incertezza.
Buonanotte alla possibilità.
Buonanotte a chi spera ancora in una rivincita.

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